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PRECARI: effetti sul benessere psichico

 L’autorealizzazione e l’autostima nell’epoca del precariato: contributi scientifico-psicologici e legislativi.

crisi economico-sociale:a

Oggi in Italia, e più in generale in Europa , stiamo assistendo al declino dell’occupazione . La tragica situazione  va dall’altissimo tasso di disoccupazione giovanile, ai licenziamenti di persone adulte, ai precari con contratti a tempo determinato mai stabilizzati.

Bowlby : la mancanza di una base sicura nei precari.

Il nostro studio parte dal presupposto che ogni persona debba avere il diritto e il dovere di avere un lavoro stabile, per costruire quella che  John Bowlby, psicologo e psicoanalista britannico, definì “base sicura”.  Questo concetto è riferito ai bambini che all’inizio della loro vita, grazie ad un attaccamento sano con le figure di riferimento e ad un ambiente rassicurante e sereno, riescono ad allontanarsi con tranquillità dai caregiver avendo la possibilità di esplorare il mondo intorno, sicuri di poter tornare in quella base sicura qualora qualcosa dovesse andare male.

Per il mondo del lavoro può essere fatto un discorso analogo, la base sicura dovrebbe appunto essere un lavoro sicuro, qualcosa che ci permette di avere sempre un punto di riferimento dove potersi appoggiare per costruire il futuro, per poter avere una progettualità e poterci concentrare sulla nostra realizzazione.

Autorealizzazione , autostima e autoefficacia: ” Una meta impossibile?”

L’ autorealizzazione nella nostra Italia, in questo drammatico momento, sembra essere un miraggio per moltissime persone, come ad esempio l’ampia gamma di precari che non avendo mai avuto la possibilità di avere un lavoro sicuro, potrebbero non raggiungere mai del tutto pienamente, la sensazione di essere realizzati . Le conseguenze potrebbero avere serie ripercussioni sull’autostima e il senso di autoefficacia, o peggio ancora potrebbero non sentirsi utili ne per se stessi, ne per la propria famiglia, ne per la società.

 

la teoria dei bisogni di Maslow: ” i precari possono dirsi completi? “

La precarietà sembra non tener conto dei bisogni delle persone, a questo riguardo cito la teoria dei bisogni Maslow:

 

 

Come si può notare dall’analisi della piramide dei bisogni, la sfera lavorativa è un aspetto fondamentale nella vita di ciascuno di noi e non può essere messo da parte quando si parla del benessere psico-fisiologico delle persone.

 

il contributo di Alfred Adler: il lavoro parte integrante e fondamentale del senso della vita.

Il lavoro come ci ricorda Alfred Adler, psicologo e psichiatra austriaco (1870-1937) , è altresì parte essenziale del nostro “senso delle vita” (Concetto molto ampio nella teoria adleriana su cui non posso in questa sede dilungarmi) , attraverso la cooperazione e con la possibilità di metterci in gioco e di sfruttare al meglio le nostre capacità individuali, acquisiamo un senso di progettualità che ci permette di non perderci, di sentire che per noi esiste un futuro dignitoso e pieno di speranza e possibilità.

il contributo del socialismo democratico, della psicologia e dei sindacati: acquisire consapevolezza e lottare per i diritti.

I giovani, gli adulti disoccupati, i precari, e molte altre categorie di persone, stanno rispondendo a loro spese a problematiche di origine socio-economica, vivendo senza speranza in una società quasi depersonalizzata in cui i il benessere individuale e collettivo sembra essere passato in secondo piano.Nonostante tutti gli studi, nonostante la psicologia, il socialismo democratico e i sindacati, sembra che qualcosa non stia funzionando, qualcosa che viene dall’alto, e che è entrato a far parte del nostro vivere, che sta creando generazioni di giovani cui manca un senso di appartenenza e di utilità e che vivono la vita spesso in modo passivo e pessimistico.

UIL & studio legale Pistilli: appello alla corte di giustizia dei diritti dell’uomo e alla CEDU. Direttiva 99/70 

Il nostro studio assieme alla UIL, conoscendo queste problematiche psico-sociali, socio-economiche ecc, si sta battendo tra le altre cose, per fare in modo che i precari della scuola possano ottenere giustizia. Ci siamo appellati alla C.E.D.U (corte europea dei diritti dell’uomo) e alla C.G.U.E (corte di giustizia dell’unione europea), poichè il nostro governo non ha rispettato e non sta rispettando le direttive emanate dalla corte di giustizia dell’unione europea.

La direttiva 99/70  prevede sostanzialmente che dopo un certo numero di anni di precariato e di contratti a tempo determinato presso lo stesso datore di lavoro, il precario venga a suo diritto stabilizzato. Tale Direttiva 99/70/CE del Consiglio 28 giugno 1999 è consultabile al seguente link :

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A31999L0070

è consultabile anche l’attuazione del decreto 99/70 in Italia al seguente link:

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/01368dl.htm

 

conclusioni:

concludo questo breve articolo con una citazione di Vincent Van Gogh:

Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole -qualcuno che non ha una posizione sociale né potrà mai averne una; in breve, l’infimo fra gli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei un giorno che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno” 

(Vincent Van Gogh, lettera al fratello Theo, 1882).

 

Speranzosa che certe cose nel mondo possano cambiare, speranzosa che ci sia sempre chi come noi combatte per i diritti che non ci sono concessi, speranzosa che una legge possa non essere solo inchiostro su carta ma valori per i quali combattere e sui quali basare la nostra intera esistenza.

 

Anna Lisa Pistilli                      \