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Personale ATA: la ricostruzione di carriera è illegittima

Personale-ATA

I criteri utilizzati per la Ricostruzione di Carriera sono illegittimi quando applicati al personale ATA. La giurisprudenza si sta orientando in maniera decisa.

Esempio ne è il Tribunale di Trieste e la sua sentenza n.231/2018 emessa in data 04.12.2018, ancor più significativa perché successiva alla sentenza della Corte di Giustizia del 20 settembre 2018, n. C-466/17, cui vanno aggiunte le recenti pronunce del tribunale di Vercelli 197/2018 e 198/2018 del 07 febbraio 2018, solo per citare quelle riferite all’attività dello Studio Legale Pistilli & Associati.

La Ricostruzione di Carriera ha tra le finalità la corretta determinazione della fascia stipendiale.

Utile alla determinazione della legittima e contrattualizzata progressione economica del personale della scuola, anche valutando il servizio prestato precedente all’immissione in ruolo (precariato).

Personale-ATA

Personale ATA, fonte MIUR.

La normativa di riferimento non valuta però in forma integrale quest’ultimo periodo. Dopo aver riconosciuto i primi quatto anni (preruolo) in forma integrale, attribuisce al lavoratore solo i due terzi del restante periodo (sempre di preruolo) esempio:

  • 10 anni di servizio pre-ruolo: 4 anni riconosciuti / dei restanti 6 utili solo i 2/3 ovvero 4 anni
  • totale servizio riconosciuto 8 anni, con decurtazione di ben 2 anni.

Gli effetti sono evidenti in quanto viene ritardato esattamente per il tempo decurtato il raggiungimento dello scatto effettivo in danno del dipendente esempio:

  • raggiungo la fascia stipendiale 15 (anni di servizio) non dopo 15 anni di lavoro.

A ben vedere la richiamata pronuncia della Corte di Giustizia si è purtroppo espressa in senso favorevole ai criteri utilizzati dal MIUR riconoscendoli come legittimi, ma lo ha fatto esclusivamente in favore del personale docente, aprendo ad una valutazione dicotomica per il personale ATA.

Per i docenti esiste una ragione oggettiva che rende legittima la decurtazione: il servizio prestato da precari in quanto non si è quasi mai in presenza di contratti con durata annuale ovvero con scadenza al 31/08.

Tutt’altro nelle more del conclamato abuso che il MIUR perpetra ai danni del personale, in particolare di quello docente, spesso i contratti sono con scadenza al 30/06 o per supplenze brevi e temporanee.

Tuttavia affinché sia riconosciuto anno valido ai fini dell’anzianità di servizio – sempre e solo per il personale docente –  ai sensi dell’art.11 comma 14 della legge 124/1999  è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale.

Il richiamo è alla Direttiva 1997/70/CE – Accordo quadro CES UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato e alla clausola 4 ove è espressamente previsto che

  1. Per quanto riguarda le condizioni di impiego i lavoratori a tempo determinato NON possono essere trattati in modo meno favorevole ai lavoratori a tempo indeterminato per il solo fatto di aver contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato A MENO CHE NON SUSSISTANO RAGIONI OGGETTIVE.
  2. I criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato eccetto quando i criteri diversi in materia di anzianità siano giustificati da MOTIVAZIONI OGGETTIVE.

Per il personale docente il rischio è che vi sia una discriminazione al contrario – da qui la ragione oggettiva – inversa ovvero dove ad essere favorito è il servizio prestato dal lavoratore precario che pur inferiore a 365 giorni valga comunque come un anno intero, in contrasto palese con il servizio prestato dal lavoratore allorquando in ruolo.

Ma a ben vedere NON esiste NESSUN altro motivo che legittimi detta discriminazione. Non la modalità di assunzione, né il quadro delle mansioni effettivamente svolte. Dunque la sentenza dice di più: laddove quella ragione oggettiva non vi sia, la ricostruzione di carriera è da riconoscersi come illegittima, discriminante ai sensi della clausola 4 della Direttiva 1997/70/CE.

La norma predetta – ovvero art.11 comma 14 della legge 124/1999 – NON trova applicazione anche per il personale ATA.

L’anzianità pre-ruolo del personale ATA è valutata mediante la somma di ogni singolo giorno lavorato, senza alcuna possibile eccezione, ovvero senza che vi siano periodi riconosciuti da far valere in luogo della annualità.

È di fatto impossibile la discriminazione inversa in relazione alla condizione dei dipendenti di ruolo, (dove il servizio è a sua volta valutato nell’annualità inteso come ogni singolo giorno lavorato).

L’art. 66 del CCNL e del D. Lgs 297/94 specificatamente, sulla posizione del personale ATA prevede comunque una decurtazione pari ad un terzo del periodo eccedente i quattro anni di servizio; la conseguente degressione in termine di valore (se rapportato ad analogo periodo prestato in forza di contratti a tempo indeterminato) nella misura del terzo eccedente risultano al fine illegittimi, proprio dando attuazione ai principi espressi dalla Corte di Giustizia stessa.

In questa direzione si stanno effettivamente muovendo i Tribunali Italiani, ma attenzione non i forma autonoma il MIUR!

Per far valore le ragioni e i diritti violati dal riconosciuto illegittimo criterio discriminatorio, è necessario predisporre ricorso innanzi al giudice del lavoro.

Solo in questo modo i periodi saranno correttamente valutati, anche con vantaggio economico.

Per alcuni lavoratori vi sarà anticipazione nel raggiungimento della successiva fascia stipendiale rispetto a quanto previsto, per altri immediato risarcimento in ragione della già raggiunta, ma non riconosciuta fascia stipendiale, che deve essere comunque pagata dal datore di lavoro.

Unico requisito necessario è avere la Ricostruzione di Carriera e un servizio pre ruolo superiore a quattro anni.