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Il diritto alla conservazione del posto di lavoro in caso di subentro.

Il diritto alla conservazione del posto di lavoro in caso di subentro di altra impresa nella gestione dell’azienda.

Ottenere nuove prospettive imprenditoriali mediante subentro nella gestione di Aziende già operative è divenuto per moltissime imprese un’importante opportunità di crescita.

Per altre, d’altro canto, un modo per accedere a nuovi ambiti operativi, riducendo (se non annullando) i tempi di attesa necessari alla predisposizione di beni aziendali e alla formazione di un avviamento di clientela.

È interessante, tuttavia, comprendere cosa accade sotto il profilo dell’interesse dei lavoratori, in tutti i casi in cui siano dipendenti di un’impresa che, tuttavia, dovesse essere sostituita da altra Azienda, subentrante nell’esercizio di impresa.

Ebbene, l’art. 2112 c.c. è norma di matrice comunitaria che, recependo un regolamento e una direttiva dell’Unione Europea sulle tutele minime dei lavoratori in caso di cessione / affitto / passaggio di azienda, garantisce al lavoratore una serie di tutele rilevantissime; prima tra tutte, quella alla conservazione del posto di lavoro, altresì alle dipendenze dell’impresa subentrante.

foto credit: Soldioggi

Dunque, il Legislatore (comunitario, prima e italiano, poi) ha inteso assicurarsi che la cessione d’azienda produca in ogni caso l’effetto, automatico e indipendente da ogni determinazione datoriale, di “cedere” altresì, il personale dipendente dell’originario datore di lavoro – determinando, in altri termini, una successione – legalmente stabilita – nel rapporto di lavoro senza soluzione di continuità.

Il diritto alla conservazione del posto di lavoro in caso di subentro.

Tendenzialmente, poi, da tale regola deriva, altresì, il diritto alla conservazione del proprio inquadramento contrattuale, livello e retribuzione; ovviamente, sono fatte salve le diverse determinazioni che su questi aspetti, ma conformemente ai limiti normativamente imposti, il datore di lavoro è libero di assumere, avendo sempre in mente le esigenze aziendali (e con la consapevolezza di dover fornire prova, in caso di contenzioso giudiziale, della piena legittimità di quella determinazione, convincendo il Giudice che non si tratti, al contrario, di decisione strumentale e consapevolmente finalizzata a pregiudicare il dipendente…).

Si osservi, peraltro, come la normativa richiamata, sebbene in combinato disposto con altre previsioni legislative, completi il quadro delle garanzie, disponendo una speciale forma di solidarietà passiva tra cedente e cessionario per i crediti maturati dai dipendenti stessi “ceduti”.

In virtù di essa, i lavoratori potranno esigere il pagamento di eventuali differenze retributive maturate nel corso del rapporto di lavoro con l’impresa cedente, indifferentemente, da quest’ultima, ovvero dall’impresa cessionaria – la quale si presume, d’altro canto, esser divenuta pienamente consapevole della precedente gestione aziendale e dell’esistenza di eventuali pendenze con i lavoratori dipendenti, prima di esprimere la propria volontà e la propria intenzione di acquisire quel patrimonio aziendale.