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Causa di servizio e INAIL: due sistemi a confronto.

ricorsi GAE

Causa di servizio e INAIL: merita approfondimento la disamina dei due massimi sistemi nell’ordinamento italiano di assicurazione sul lavoro.

Il sistema INAIL

La più antica forma di welfare è l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali; precede, anche cronologicamente, l’assicurazione generale pensionistica (invalidità, vecchiaia, superstiti), e anzi originariamente sindacati (Trades) e cooperative sorgono proprio per assicurare ai lavoratori infortunati che non possono più lavorare e alle loro famiglie la sopravvivenza.

ricorsi GAE

In Italia il sistema generale di assicurazione per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è obbligatorio per tutti i lavoratori dipendenti e gli artigiani (e limitatamente anche a piccole parti del commercio).

Il sistema prevede che al verificarsi di un infortunio o al manifestarsi di una malattia professionale che determini una invalidità permanente – calcolata in percentuale, secondo tabelle medicolegali specifiche e diverse da quelle della invalidità civile (basate sulla funzionalità) – l’INAIl provvede a liquidare:

1)     Nulla se l’invalidità è inferiore al 5% (c.d. franchigia)

2)     Una indennità per una sola volta (c.d. una tantum) in caso di invalidità ricompresa tra il 6% e il 15%;

3)     Un rendita vitalizia (reversibile, a certe condizioni) in caso di invalidità superiore pari o superiore al 16%.

Queste prestazioni, cha variano al variare della retribuzione e di altri parametri, compensano interamente la diminuzione della capacità lavorativa specifica (che è una quota di danno patrimoniale) e una parte del danno biologico.

Non risarciscono totalmente il danno biologico, e per nulla il danno morale, che possono essere fatti risarcire al datore di lavoro se l’infortunio o la malattia avvengono per sua colpa (per esempio: mancato rispetto della sicurezza del lavoro; esposizione a sostanze venefiche; etc.).

Questo sistema (INAIL) è obbligatorio.

Ma ne esisteva, e in parte ne esiste ancora, un altro, ad esso alternativo, per i lavoratori pubblici.

Il sistema della c.d. causa di servizio.

È un sistema alternativo, nel senso che i lavoratori pubblici che ne beneficiano non sono generalmente iscritti ai fini della tutela INAIL.

Solo pochi lavoratori pubblici erano iscritti ad entrambe le gestioni (per esempio: i professori di educazione fisica).

Ma la c.d. doppia iscrizione era in ogni caso alternativa.

Nel senso che essi avevano comunque diritto solo ai benefici di quello dei due sistemi che risultasse in concreto più favorevole.

Il sistema della causa di servizio, a parte alcuni benefici relativi alle cure, prevedeva in buona sostanza che a il lavoratore presentasse domanda di riconoscimento della causa di servizio dell’infortunio o della patologia entro sei mesi dall’infortunio stesso o dal momento in cui diveniva consapevole dell’eziologia professionale della malattia.

A quel punto segue un procedimento complicato e burocratico per l’accertamento (che coinvolge le commissioni mediche delle Asl, del Tesoro e Militari, nonché un Comitato di Verifica unico a livello nazionale) che con vari passaggi determina:

  1.  La tempestività della domanda;
  2. La dipendenza della causa di servizio.
  3. L’ascrivibilità delle patologie sofferte alla Tabella B o alla Tabella A, quest’ultima a sua volta suddivisa in 8 categoria, più una di superinvalidità.

In pratica, il sistema di classificazione, particolarmente primitivo, non è percentuale a scalare (come l’INAIL, o l’invalidità civile) ma tabellare.

Le patologie sono distribuite in due grandi tabelle; la tabella B e la Tabella A.

La tabella A è a sua volta suddivisa in 8 categorie, inversamente ascendenti: le meno gravi nell’8 categoria, e via via fino alle più gravi nella 1 (più una tabella di c.d. superinvalidità).

I benefici della causa di servizio.

Una volta terminata la fase di accertamento sono erogati i benefici che sono, sostanzialmente:

1)     Equo indennizzo.    Per tutte le patologie dipendenti da causa di servizio ascrivibili alla tabella B o alla Tabella A, in valore ascendente a seconda delle categorie.

2)     Pensione privilegiata ordinaria.   Solo in presenza di patologie ascrivibili ad una delle categorie della Tabella A. Ovviamente, una pensione privilegiata ordinaria di 1 categoria sarà più favorevole di una di 5 categoria.

La pensione privilegiata non è una pensione o una rendita che si aggiunge alla pensione ordinaria (come nell’INAIl), ma un miglioramento (un privilegio, appunto) che migliora la pensione cui il lavoratore ha diritto.

Da questo punto di vista costituisce un’interferenza tra l’assicurazione per la causa di servizio e quella pensionistica generale (invalidità, vecchiaia, superstiti).

Le regole di liquidazione della pensione privilegiata ordinaria non sono uguali tra dipendenti civili e militari o equiparati (forze dell’ordine).

Nel caso del personale militare, è sufficiente che il dipendente soffra una patologia per causa di servizio ascrivibile a una delle 8 categorie della Tabella A, e nel momento in cui sarà collocato in quiescenza (quando che sia) percepirà la pensione privilegiata.

Nel caso del personale civile, oltre al requisito generale (identico per tutti), occorrerà anche che sia accertata una inidoneità del dipendente alle sue mansioni per effetto (cioè a causa) della patologia derivata da causa di servizio.

In particolare… tra dipendente militare o equiparato e dipendente civile.

Quindi, per fare un esempio, se un dipendente si arreca per causa di servizio la perdita di tre o quattro falangi di una mano…

–         Il militare o equiparato percepirà l’equo indennizzo; al momento del pensionamento percepirà una pensione privilegiata, sia che la quiescenza sia immediata, sia che avvenga dopo (anche molto) tempo dall’infortunio;

–         Il dipendente civile percepirà comunque il medesimo equo indennizzo (a seconda della tabella cui sarà ascritta la menomazione).

  • Se l’infortunio determinerà l’inidoneità dal servizio (per esempio perché è un operario) percepirà anche la pensione privilegiata.
  • Se invece continuerà ad essere idoneo al servizio (per esempio perché impiegato), continuerà a lavorare, e al momento del pensionamento non percepirà la pensione privilegiata, a meno che per effetto di un aggravamento le sue condizioni non peggiorino al punto da determinare il pensionamento per inidoneità.

Dunque è importante tener presente che:

Il sistema INAIL e quello della causa di servizio sono alternativi e diversi tra loro.

Il sistema della causa di servizio è più favorevole per i militari equiparati che per i dipendenti civili.

Non è affatto scontato (anche se può avvenire) che il sistema della causa di servizio sia più favorevole del sistema INAIL per i pubblici dipendenti civili (e sanità e enti locali lo sono).

Può accadere in qualche caso; in altri può essere il contrario.

Per la  rendita, poi, ovviamente è un esito aleatorio che dipende anche dalla durata della vita successiva alla liquidazione della rendita stessa.

Causa di servizio: cosa è accaduto nel 2011?

Nel dicembre del 2011, con la manovra Monti é stato abrogato il sistema delle cause di servizio per tutti i dipendenti civili – cioè non militari o equiparati.

Abbiamo registrato tutti, all’epoca, la riforma.

L’assicurazione sugli infortuni e le malattie professionali ha rilevanza costituzionale (ancor più di quella pensionistica, se vogliamo).

È obbligatoria.

Si può non essere assicurati dall’INAIL se si è “coperti” da un sistema assicurativo analogo e sostitutivo.

Ma se quella “copertura” è abrogata, si determinerà come effetto una “riespansione” del sistema di tutela generale.

Conseguentemente, i pubblici dipendenti civili, dopo l’abrogazione dell’equo indennizzo possono godere della tutela generale accordata dall’INAIL per gli infortuni e le malattie professionali.

E tra essi i lavoratori della sanità e degli enti locali.

La Corte di cassazione sulal causa di servizio post riforma….

A un certo punto della questione si è occupata anche la Corte di Cassazione, la sezione lavoro.

In realtà la causa riguardava altro, ma la Corte ha enunciato proprio un principio di diritto, che come tale è stato pubblicato dal massimario della Corte (l’Ufficio del Massimario della Cassazione si occupa di pubblicare i principi di diritto).

Si tratta della sentenza della Cassazione, sezione lavoro, 23 luglio 2013, n° 17895,

“… l’art. 6 ha abrogato gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infortunio da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata, così attribuendo all’INAIL la gestione dell’intera materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali dei dipendenti pubblici, fatta eccezione per i comparti sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico”.

Dunque, la Cassazione ritiene che dopo il dicembre 2011 i dipendenti pubblici, e con essi quelli della sanità e degli enti locali, siano coperti per le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro dalla tutela generale INAIL.

Ovviamente, come sempre accade in Italia, ci sono state oscillazioni, anche notevoli.

Ci siamo trovati dinanzi a diversi provvedimenti dell’INAIL, per infortuni successivi al dicembre 2011, con cui denegava la propria competenza, sostenendo che i pubblici dipendenti continuavano a non essere assicurati.

Ma abbiamo anche avuto notizia di altri casi in cui sono state liquidate le rendite.

…e la questione costituzionale

Poi, c’è anche un altro fronte giudiziario.

La giurisdizione sulle pensioni pubbliche è in capo alla Corte dei Conti.

La sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti ha sollevato una questione di costituzionalità della legge che ha abrogato il sistema delle cause di servizio per disparità di trattamento.

In buona sostanza, la Corte dei Conti della Puglia ha chiesto alla Corte Costituzionale di verificare se non esista una ingiustificata disparità di trattamento tra i dipendenti civili e quelli militari (per i quali il sistema è stato conservato).

La questione è tuttora aperta.

Ordinanza Corte dei Conti 17/2017-questione legittimità

 

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